Trasformare le telco: tre fattori da considerare per restare competitivi sul mercato
Streaming di dati in tempo reale, automazione della rete supportata dall’AI e architetture cloud ibride per un’infrastruttura scalabile e agile: queste alcune delle principali sfide che gli operatori delle telecomunicazioni sono chiamati ad affrontare.
Il punto di vista di Anthony Behan, Global Managing Director, Communications, Media & Entertainment, Cloudera
14 giugno 2025
Il mondo delle telecomunicazioni sta affrontando da tempo una vera e propria rivoluzione. Dall’introduzione delle reti 5G nel 2019, le aziende del settore si sono trovate continuamente di fronte a nuove sfide, legate alle prestazioni ma anche alla complessità e alla sicurezza. Ogni stazione base 5G può supportare 500 volte più connessioni simultanee rispetto all’equivalente 4G, e la natura delle reti 5G implica un numero molto maggiore di elementi di rete da gestire per rendere disponibili in maniera sicura applicazioni sempre più complesse e critiche per il business.
In Italia, la diffusione del 5G ha raggiunto livelli significativi, con una copertura della popolazione che varia tra il 96% e il 99,7% e una presenza sul territorio che ha raggiunto il 71,7%. Al 2026, la popolazione coperta sarà al 99,99%, e solo l’1,07% avrà una velocità di picco minore di 30 Mbit/s (contro l’1,99% del 2023).
Ciò significa che le aziende di telecomunicazioni sono chiamate a elaborare carichi di lavoro enormi e in costante aumento a velocità molto elevate, dati che a loro volta supportano l’introduzione di intelligenza artificiale (AI) e automazione, riducendo al contempo i costi complessivi della loro infrastruttura a fronte di una crescita dei ricavi che si fa sempre più lenta. Senza dati unificati e affidabili, le telco non possono scalare l’AI – e senza l’AI, rischiano di rimanere indietro in un mercato ormai maturo, e per questo ancora più competitivo. Per poter affrontare in modo adeguato tutte queste sfide non si può prescindere da una gestione dei dati appropriata ed efficiente. Le soluzioni cloud ibride offrono alle aziende di telecomunicazioni la flessibilità e la scalabilità di cui hanno bisogno per adattarsi al nuovo panorama mobile.
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Modernizzare le architetture dei dati per superare la frammentazione
Con l’introduzione di reti 5G veloci e potenti, l’aumento dei dispositivi intelligenti ha innescato un’esplosione di dati che devono essere elaborati in tempo reale per soddisfare le richieste dei consumatori. Le tradizionali architetture dei dati faticano a far fronte a tali carichi di lavoro: i fornitori di servizi di telecomunicazione non solo devono gestire volumi di dati sempre crescenti, ma devono farlo mantenendo prestazioni elevate e affidabilità. Il problema non è la mancanza di dati, ma il fatto che sono frammentati, non strutturati e non affidabili.
Di conseguenza, per molti, modernizzare la propria infrastruttura dati sta diventando un aspetto urgente da affrontare. Questa evoluzione implica in primo luogo l’abbandono dell’elaborazione dei dati basata su file, lenta e obsoleta, a favore dello streaming di dati in tempo reale, reso possibile da una piattaforma dati ibrida robusta e scalabile che può consentire alle aziende di conciliare le nuove esigenze di prestazioni dei loro ambienti dati e la loro crescente complessità con la progressiva evoluzione delle applicazioni 5G.
Tuttavia, la costante espansione dell’infrastruttura a supporto delle reti 5G implica anche l’aumento dei costi relativi alla sua gestione. La sfida è quindi trovare una soluzione che favorisca la crescita e contemporaneamente mantenga sotto controllo i costi operativi e dell’infrastruttura, impedendone una crescita esponenziale nel lungo termine, legata all’aumento dei volumi di dati.
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Distribuire correttamente i carichi di lavoro con la flessibilità dell’ibrido
Le crescenti necessità di elaborazione di volumi sempre maggiori di dati pongono gli operatori di rete davanti alla necessità di utilizzare architetture cloud ibride per bilanciare i requisiti dei diversi carichi di lavoro. I dati di rete elaborati ad alta velocità vengono solitamente gestiti al meglio on-premise perché le aziende di telecomunicazioni possono mantenere un maggiore controllo su di essi; si tratta di carichi di lavoro strutturati, prevedibili e ad alto volume, che non beneficiano della scalabilità dinamica dei cloud pubblici. Al contrario, i cloud pubblici offrono la flessibilità e la scalabilità necessarie per carichi di lavoro più variabili e meno prevedibili, come le applicazioni di interfaccia con i clienti o i servizi innovativi basati sull’AI.
Allo stesso tempo, la gestione dei dati deve essere conforme alle evoluzioni normative e ai requisiti di sicurezza, che possono ad esempio impedire l’archiviazione in un cloud pubblico di determinati carichi di lavoro o set di dati. La progressiva evoluzione e dinamicità dei carichi di lavoro, l’arrivo di nuovi requisiti normativi e di protezione dei dati e l’introduzione di nuove policy aziendali potrebbero creare condizioni inedite per l’utilizzo e la gestione dei dati. Per questo motivo, è fondamentale liberarsi dal vendor lock-in e avere la possibilità di spostare agilmente dati e carichi di lavoro seguendo l’evoluzione del business – tra on-premise e cloud pubblico, tra diversi cloud pubblici e di nuovo verso il data center.
La gestione dei workload in ambienti diversi può però essere molto complessa. Le aziende hanno bisogno di strumenti per monitorare le prestazioni, ottimizzare la distribuzione dei carichi di lavoro e garantire una gestione sicura dei dati sia on-premise che in ambienti cloud. È qui che entrano in gioco le piattaforme dati ibride, offrendo ai provider di rete la flessibilità di spostare i carichi di lavoro senza problemi tra ambienti diversi, in totale conformità ai requisiti del momento e sempre con un occhio all’ottimizzazione dei costi e delle prestazioni.
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