Quantum computing:
governare oggi una rivoluzione che impatterà il futuro
a cura di Marco Mangiulli, Chief Innovation Officer di Aruba
17 febbraio 2026
Il quantum computing rappresenta una delle principali discontinuità tecnologiche della nostra epoca. Non si tratta di un semplice avanzamento incrementale delle capacità di calcolo, ma di un cambio di paradigma che, sfruttando i principi della meccanica quantistica, promette di affrontare problemi oggi fuori dalla portata dei computer tradizionali. Dalla ricerca scientifica all’ottimizzazione industriale, dall’intelligenza artificiale alla modellazione di sistemi complessi, le opportunità sono enormi.
Questa trasformazione non è più confinata a una prospettiva di lungo periodo. Secondo i dati dell’Osservatorio Startup Thinking del Politecnico di Milano, il settore del quantum computing ha registrato una forte accelerazione proprio nel 2025, anno in cui i finanziamenti globali alle aziende native del quantum hanno superato i 9 miliardi di dollari, un valore superiore al totale cumulato dei cinque anni precedenti. Un segnale chiaro di come le tecnologie quantistiche stiano uscendo dalla sola dimensione sperimentale per entrare in una fase di consolidamento industriale e rafforzamento dell’ecosistema, sostenuta in misura crescente dal capitale privato.
Accanto a queste prospettive, tuttavia, emergono anche dei rischi. In particolare, il tema della sicurezza dei dati e della resilienza delle infrastrutture digitali si impone come una priorità non più rinviabile. Gran parte dei meccanismi di crittografia asimmetrica su cui si fondano servizi digitali essenziali – dal banking alle identità digitali, dalla sanità alle comunicazioni – non è stata progettata per resistere a un avversario quantistico. Questo rende il quantum computing non solo una sfida tecnologica, ma anche strategica.
Il rischio non riguarda esclusivamente il futuro; esiste infatti una problematica concreta, spesso sintetizzata nell’espressione harvest now, decrypt later: dati intercettati oggi potrebbero essere decifrati domani, quando i computer quantistici saranno sufficientemente maturi.
A rendere il quadro ancora più complesso contribuisce la marcata concentrazione degli investimenti. L’analisi dell’Osservatorio evidenzia come quasi la metà dei finanziamenti complessivi risulti oggi concentrata in un numero estremamente limitato di attori e come, nel solo 2025, due aziende abbiano raccolto circa l’85% dei finanziamenti post-IPO. Questa dinamica rischia potenzialmente di amplificare asimmetrie tecnologiche difficili da riequilibrare nel tempo, soprattutto se non accompagnate da una governance chiara e da standard condivisi.
Se la transizione verso soluzioni quantum-safe non viene avviata in modo proattivo, le generazioni future rischiano di ereditare un ecosistema digitale strutturalmente vulnerabile.
In questo contesto, la Post-Quantum Cryptography rappresenta una delle risposte più concrete. I primi algoritmi post-quantum sono stati recentemente standardizzati dal NIST, ma la vera sfida è ora la loro adozione nel mondo reale. Non basta che siano teoricamente resistenti ai computer quantistici: devono dimostrarsi robusti anche rispetto agli attacchi condotti con sistemi tradizionali, efficienti in termini di prestazioni e integrabili nelle infrastrutture esistenti. La transizione richiederà tempo, competenze e una governance chiara, che coinvolga sia i provider di servizi digitali sia le organizzazioni che li utilizzano.
Il tema della governance è particolarmente rilevante anche sul fronte infrastrutturale. Sul piano dell’hardware, il panorama del quantum computing appare ancora frammentato. La ricerca del Politecnico mostra come siano attualmente in fase di sviluppo industriale almeno sette approcci differenti alla realizzazione dei qubit, in assenza di metriche standardizzate e condivise per misurarne le prestazioni e confrontarne i progressi. Questa eterogeneità rende complesso individuare traiettorie tecnologiche stabili e rafforza la necessità di un approccio prudente, aperto e orientato all’interoperabilità.
Il quantum computing, dunque, non è solo una promessa tecnologica né una minaccia da temere. È un tema di responsabilità collettiva. Governarne l’impatto significa investire oggi in ricerca, standard aperti, sicurezza by design ed etica dell’innovazione. Significa anche accettare che la protezione dei dati e della fiducia digitale non possa essere un obiettivo secondario, ma un pilastro su cui costruire il futuro dell’economia e della società digitale europea.
I dati citati fanno riferimento alla nuova ricerca dell’Osservatorio Startup Thinking del Politecnico di Milano, presentata nel corso di un incontro promosso da Aruba presso l’Auditorium Aruba, nella cornice del Global Cloud Data Center di Ponte San Pietro (BG). Nel corso del confronto, Marco Mangiulli, Chief Innovation Officer di Aruba, ha ribadito come la sicurezza rappresenti un prerequisito dell’innovazione e come agire oggi sia essenziale per costruire un ecosistema digitale realmente capace di affrontare le sfide poste dal quantum computing.
Aruba S.p.A.
Aruba S.p.A. (www.aruba.it), fondata nel 1994, è una delle principali realtà italiane attive nel settore cloud, data center e servizi digitali (hosting, e-mail, registrazione domini e PEC). La società, con un capitale interamente italiano, conta 16 milioni di utenti e gestisce una vasta infrastruttura distribuita su 7 Data Center che ospita oltre 2,7 milioni di domini registrati, 9,8 milioni di caselle e-mail, 10 milioni di caselle PEC e migliaia di infrastrutture IT di clienti. Aruba PEC e Actalis sono le due Certification Authority del gruppo, accreditate presso AgID (Agenzia per l'Italia Digitale) per la fornitura di servizi qualificati. L’infrastruttura Aruba è inoltre qualificata da ACN per trattare i dati ordinari, critici e anche strategici della PA. In oltre 30 anni di attività, Aruba ha sviluppato un'ampia esperienza nella progettazione e nella gestione di data center ad alta tecnologia, di proprietà e distribuiti su tutto il territorio italiano. Il più grande si trova a Ponte San Pietro (BG) ed è caratterizzato da infrastrutture e impianti green-by-design conformi ai più elevati standard di sicurezza del settore (Rating 4 ANSI/TIA-942, ISO 22237), a cui si aggiunge l’Hyper Cloud Data Center a Roma, che si estende in un’area di 74.000 m² presso il Tecnopolo Tiburtino e a pieno regime comprenderà 5 data center indipendenti. Aruba implementa soluzioni di efficienza energetica nei suoi data center, dimostrando il suo impegno per la sostenibilità e, inoltre, produce energia pulita attraverso impianti fotovoltaici e centrali idroelettriche. Il network delle infrastrutture si estende anche in Europa, con un data center di proprietà in Repubblica Ceca e strutture partner situate in Francia, Germania, Polonia e Regno Unito.